Esenzione? Certo, ma in quali casi?

Sta diventando ogni giorno più accesa la polemica contro le esenzioni dall’ICI riservate ad alcuni (molti) immobili di proprietà di enti ecclesiastici. Proviamo anche noi a fare un po’ di chiarezza.Il DL 30/12/92 n. 504 garantisce l’esenzione dall’ICI per gli immobili utilizzati da enti pubblici e privati che “non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali” e che siano “destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. Successivamente la L. 4/08/06 n. 248 specifica che tale esenzione “si intende applicabile alle attività indicate … che non abbiano esclusivamente natura commerciale“, di fatto allargando notevolmente l’ambito dell’esenzione rispetto alla norma precedente (perché gli immobili in cui si svolgano anche attività commerciali rimangono esenti …)

E’ chiaro, insomma, che le attività prive di ricadute “commerciali” sono, giustamente, esenti dall’ICI (né pare che qualcuno abbia intenzione di metter in discussione questo principio, chiedendo, ad esempio, il pagamento dell’ICI per gli immobili destinati esclusivamente al culto o alle attività sociali o assistenziali). Ed è chiaro, d’altra parte, che l’ICI è dovuta per gli immobili, da chiunque detenuti, destinati ad attività esclusivamente commerciali. Il problema si pone però per quell’area “intermedia“, in cui le stesse strutture svolgono al contempo attività assistenziali e commerciali. Si pensi, ad esempio, ad una scuola cattolica che accetti, gratuitamente, bambini appartenenti a famiglie in difficoltà economiche e che riceva invece rette dagli altri bambini. Queste scuole sono oggi soggette all’esenzione in quanto non svolgono esclusivamente attività commerciale.Ma è così inaccettabile che si chieda che anche questi immobili siano soggetti al pagamento dell’ICI? E’ solo frutto di prese di posizione laiciste e anti-clericali? Non c’è dubbio che molte di queste polemiche siano alimentate da chi si muove da quelle posizioni, ma è altrettanto chiaro che nessuna condizione di favore possa essere prevista, a maggior ragione nella difficilissima congiuntura economica in cui si trova il nostro Paese.E forse molta parte del laicismo che si scaglia contro certi “privilegi” si spegnerebbe (o comunque non troverebbe molti consensi) laddove la Chiesa Cattolica facesse di tutto per allontanare da sè l’immagine di un “potere forte” che baratta la sua capacità di orientare voti e consensi con norme più o meno compiacenti. Possiamo dire che ciò è accaduto? Noi, purtroppo, crediamo di si e, da cattolici, ce ne vergogniamo.

E allora è forse venuto il momento che a ciò si ponga fine. E che dall’interno del mondo cattolico si levino voci che pretendano correzioni della manovra economica oggi in discussione per dare maggiore tutela alle fasce più deboli (falcidiate, ad esempio, dai tagli ai trasferimenti agli enti locali e all’assistenza che questi garantiscono), chiedendo al tempo stesso di potere contribuire nel modo più giusto, pagando l’ICI (o l’IMU) in tutti i casi in cui l’esenzione risulti, o anche solamente appaia, frutto di un poco onorevole compromesso.

9 comments on “Esenzione? Certo, ma in quali casi?

  1. luciana scrive:

    prima ancora di scoprire l’esenzione ici di molte realtà ecclesiali, vivevo con fastidio – da cattolica – che “l’ospitalità” presso istituti religiosi (vedi: accoglienza alberghiera a tutti gli effetti) non prevedesse una regolare fattura di quanto pagato… ritengo che la Chiesa debba ritrovare la sua vocazione alla povertà nel senso di una presenza diversa nel mondo, riuscendo a fare a meno, per la propria “sopravvivenza”, di compromessi e facilitazioni provenienti dal potere di turno.. anche se ciò potrebbe comportare limiti alla propria azione . E i cattolici dovrebbero smetterla di vedere, nella propria appartwenenza alla Chiesa, una possibilità di facilitazioni e comodità… per

  2. Paola scrive:

    Ho letto che, a parte Ici, lo Stato Vaticano non paga i servizi per acqua, fognature e altro (se trovo l’articolo lo spedirò)..è chiaro che ciò che non viene ingiustamente pagato ricade sul comune di Roma e sullo Stato italiano, cioè sui cittadini..su di me che scrivo e voi che leggete..mi va bene che io paghi le MIE tasse-con tutti gli aggiustamenti che dovrebbero esser fatti(la prima casa non è un bene di lusso ma un bene necessario)-ma non voglio pagare i privilegi di nessuno, tanto meno quelli di coloro che caricano “gli uomini di pesi insopportabili e quei pesi…” non li toccano nemmeno con un dito.

  3. Manuela Raimondo scrive:

    Senza dubbio sarebbe un modo per far sentire che anche la Chiesa si rende conto che stiamo vivendo un tragico momento di crisi per la quale non bastano solo parole!

  4. Lucia FracaSsi scrive:

    Non si può che essere d’accordo! E’ una semplice questione di giustizia e di equità.

  5. Giustina scrive:

    Sarebbe un bel segnale per tutti se la Chiesa rinunciasse ai privilegi del passato e si avvicinasse di più alla condizione di tutti gli uomini.

  6. loredana scrive:

    credo che questo che stiamo vivendo sia un momento in cui bisogna prendere coscienza che privilegi del passato dovrebbero essere convertiti in nuove realtà.bisogna “rivedere” molte cose.

  7. giuseppina scrive:

    sarebbe ora!

  8. elsa guggino scrive:

    Condivido in pieno il contenuto

    • Alessandra scrive:

      La condivisione e la solidarietà passano anche attraverso questi gesti, peraltro dovuti. D’accordo a che la Chiesa dia il suo contributo.

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