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	<title>Comunità Kairós &#187; InterventiComunità Kairós</title>
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		<title>Il mio Enzo Bianchi di Ciro Farro</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 17:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kairos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio Enzo Bianchi 03.09.26 &#8211; Ciro Farro &#8211; Redazione Palermo Pressenza International Press Agency “Dio si è fatto uomo perché l’uomo possa diventare veramente uomo” Enzo Bianchi Le parole che qui scrivo in ricordo di Enzo Bianchi difficilmente riusciranno ad essere esaurienti riguardo allo spessore umano, intellettuale e spirituale di un uomo che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/09/Enzo-bianchi-e-Ciro-Farro.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3834" title="enzo-bianchi-e-ciro-farro" src="https://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/09/Enzo-bianchi-e-Ciro-Farro.jpg" alt="" width="600" height="662" /></a><br />
<strong>Il mio Enzo Bianchi</strong><br />
<em>03.09.26 &#8211; Ciro Farro</em> &#8211; <a href="https://www.pressenza.com/it/2026/09/il-mio-enzo-bianchi/">Redazione Palermo </a> Pressenza International Press Agency</p>
<p>“<em>Dio si è fatto uomo perché l’uomo possa diventare veramente uomo</em>”</p>
<p>Enzo Bianchi</p>
<p>Le parole che qui scrivo in ricordo di Enzo Bianchi difficilmente riusciranno ad essere esaurienti riguardo allo spessore umano, intellettuale e spirituale di un uomo che ha vissuto tutta una vita dedicata alla ricerca instancabile del volto di Cristo nel volto degli uomini, vissuta nell’obbedienza, nell’amore e nella libertà di chi ha riconosciuto in Gesù la via, la verità e la vita.</p>
<p>Uomo sapiente, capace di parlare a tutte le generazioni di credenti e non credenti, grazie al suo linguaggio semplice, diretto e penetrante, è stata una figura decisiva per il rinnovamento di una Chiesa sempre più narrante di un Dio vicino e buono.</p>
<p>Io ho avuto il privilegio di conoscerlo personalmente nell’Ottobre del 2025 alla Casa della Madia, partendo dalla mia città, Palermo. Ho sentito dentro di me l’urgenza di incontrare quest’uomo di cui ho sempre sentito parlare in famiglia, nella Comunità Kairòs (cui apparteniamo dalla sua fondazione) e che ho avuto modo di apprezzare attraverso la conoscenza diretta della realtà del Monastero di Bose, la lettura dei suoi libri e le numerose ore in ascolto delle sue meditazioni sulle Sacre Scritture e sui temi che più interessano l’umano.</p>
<p>Oltre ad aver avuto l’onore di mangiare alla stessa tavola piatti magnificamente cucinati da lui, sempre accompagnati da un buon vino rosso (e sappiamo che per Enzo il cibo era strumento per intessere relazioni umane e fraterne), ho potuto parlare direttamente con lui nel suo studio.</p>
<p>Quella sera, invitandomi a dargli del tu, mi ha accolto accendendo un fuoco nel suo camino, fuoco che, mi diceva, gli teneva compagnia nei momenti di silenzio e solitudine. È stata una conversazione intima e accogliente: paternamente interessato alla mia vita di giovane pianista e compositore, abbiamo parlato di musica e di libri ma, tra le cose dette, ricordo, in particolare, di aver conversato con lui sulla volontà di Dio nel momento della passione di Gesù, e di come sarebbe assurdo pensare (anche se lo si è fatto e si continua a fare) che il Padre desiderasse la sofferenza e la morte del Figlio perché tutto si compisse. “Bel padre!”, direbbe lui con grande ironia.</p>
<p>Piuttosto, la volontà di Dio si esaudiva nel Figlio che fino alla fine, nonostante l’angoscia e la paura vissuta nell’orto degli Ulivi la sera del suo arresto, è rimasto coerente con il suo essere mite, buono, giusto, irreprensibile nel suo messaggio di amore, misericordia e speranza di resurrezione. Il resto, è conseguenza di un mondo malvagio che uccide l’uomo giusto che lo abita.</p>
<p>Ecco, una cosa che ho estremamente chiara grazie a Enzo è che Dio non è mai causa di sofferenza, perché è Padre buono. Piange con noi e trasforma il dolore in un bene più grande del male, come è stato per Gesù che nella libertà, e per amore del mondo, si è consegnato alla croce e poi è stato resuscitato da Dio, vincendo la morte una volta e per sempre. “Forte come la morte è l’amore”, ma grazie alla resurrezione di Gesù noi cristiani abbiamo speranza nel dire che più forte della morte è l’amore.</p>
<p>Enzo rigettava con forza tutto quello che potesse dare del Signore l’immagine di un Dio perverso, severo, bigotto, lontano, giusto ma non misericordioso, che provoca timore, che minaccia, che perdona in modo condizionato. Ci ricordava sempre infatti che l’amore di Dio non si merita, perché in realtà ce ne fa gratuitamente dono, così come il perdono, e che tutto quello che possiamo dire di Dio lo sappiamo da Gesù che, nella sua totale umanità, ha vissuto, parlato e agito tra gli uomini e le donne del suo tempo.</p>
<p>Enzo insisteva moltissimo su questo aspetto fondamentale: l’umanità di Cristo. Metteva ben in guardia dai rischi di un cristianesimo che considerasse Gesù solo essere umano o solo essere divino, perciò soleva dire che Gesù, nella sua vita terrena, ha “messo tra parentesi” le sue prerogative divine per poter partecipare pienamente da uomo alla storia, perché Dio ha sete dell’uomo e nel corpo carnale dell’uomo si cela il vero tempio di Dio.<br />
<em></em></p>
<p><em>Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore </em>(1Gv 4,18).</p>
<p>Un modo che userei per descrivere Enzo Bianchi è quello di ricordarlo come un uomo profondamente umanizzato, termine che conserverò nel cuore per tutta la vita. Diceva infatti che l’uomo è un animale, ma può diventare veramente uomo o veramente donna solo se si umanizza, cioè se quotidianamente intraprende la strada che apre alle relazioni e alla speranza. Questa strada è la fiducia, da cui viene la parola fede. Solo se sappiamo riporre la nostra fiducia nell’altro, solo se crediamo in lui (e viceversa) possiamo veramente aprirci alla vita, realizzando nel concreto che la vocazione dell’umanità è la fraternità, come ben osservò Papa Francesco nella prefazione all’ultimo libro di Enzo, Fraternità.<br />
<em></em></p>
<p><em>Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede</em> (1Gv 4,20).</p>
<p>Inoltre, Gesù non fonda una religione: ci chiede semplicemente di fidarci di lui e di seguirlo.</p>
<p>Per questo motivo Enzo amava citare spesso il suo amico filosofo francese Marcel Gauchet: “<em>Le christianisme est la religion de la sortie de la religion</em>” (Il cristianesimo è la religione dell’uscita dalla religione), che significa che esso va oltre le logiche del potere politico e istituzionale o cultuale, ma pone il suo fulcro sulla Parola di Gesù. Non si tratta neanche di teismo che afferma semplicemente “Dio c’è”, perché Gesù ci dice che per arrivare a Dio possiamo farlo solo e unicamente tramite l’uomo, il Cristo. Riferendosi a Pascal, diceva “meglio un ateo che un teista”! Pertanto, la fede non coincide con la religione. La fede va ben oltre.</p>
<p>Enzo è stato un uomo che sapeva ricominciare ogni giorno, che riconosceva nella sua debolezza l’agire salvifico della parola di Dio, che insegnava con i fatti ad avere fortezza e resilienza lungo tutto il duro mestiere del vivere, che predicava la fede nella resurrezione non solo dell’ultimo giorno, ma di tutti i giorni. Risorgere ogni giorno, abbandonandosi nelle mani di chi può aiutare a rialzarci. Abbandonandosi con fiducia a Dio.</p>
<p>La mattina del 1° settembre 2026, poco dopo le 9:00, a letto, ripensavo all’abbraccio lungo e fraterno che ci siamo dati nel suo studio come saluto al momento del mio congedo. Poche ore dopo, sarei venuto a sapere della sua mancanza.</p>
<p>Caro Enzo, tu per me sei stato e sarai per sempre un Maestro. Amavi dire che chi in-segna è colui che dà il segno, cioè indica una via. Ecco, io spero che il tuo insegnamento continui a ispirare i cuori e a portare frutto, soprattutto tra i giovani, miei coetanei, che possano fare della loro vita un capolavoro, come tu auguravi. Io cercherò, per quanto la vita me ne darà la possibilità, di fare la mia parte, nelle parole ma soprattutto nei gesti.</p>
<p>Grazie di vero cuore.</p>
<p>Adesso, gioisci nel Signore.</p>
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		<title>Flotilla. Il re è nudo? di Alessandra Colonna Romano</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2026 15:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kairos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Fin dalla sua prima missione, la Flotilla ha suscitato reazioni contrastanti: ammirazione e sostegno da un lato, diffidenza, disprezzo e derisione, dall’altro. In quell’occasione, la nostra Presidente del Consiglio ha rilasciato dichiarazioni volte a delegittimarne lo scopo, dimostrando di non voler riconoscere la finalità che gli attivisti hanno sempre espresso con chiarezza: tenere gli occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/globalsumudflotilla.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3830" title="globalsumudflotilla" src="https://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/globalsumudflotilla.jpg" alt="" width="492" height="277" /></a><a href="https://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/L-T-Ring_Messale-aperto.jpg"><br />
</a></p>
<h1></h1>
<p style="text-align: justify;">Fin dalla sua prima missione, la Flotilla ha suscitato reazioni contrastanti: ammirazione e sostegno da un lato, diffidenza, disprezzo e derisione, dall’altro. In quell’occasione, la nostra Presidente del Consiglio ha rilasciato dichiarazioni volte a delegittimarne lo scopo, dimostrando di non voler riconoscere la finalità che gli attivisti hanno sempre espresso con chiarezza: tenere gli occhi su Gaza, fermare il genocidio. A dispetto, infatti, delle polemiche sul termine, esso emerge dalle molteplici azioni compiute da Israele: dal contingentamento delle derrate alimentari ai veri e propri blocchi degli aiuti umanitari; dagli attacchi militari contro i civili fino alle dichiarazioni di esponenti governativi israeliani, come il ministro di ultradestra Amihai Eliyahu, che ha esplicitamente parlato di “cancellazione” di Gaza.</p>
<p style="text-align: justify;">I detrattori della Flotilla hanno deriso la missione derubricandola a “crociera” o, come dichiarato dal Presidente del Senato, inutile, “propagandistica a scarso rischio e a molto ritorno mediatico”… Parole di un cinismo sconcertante.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, nonostante non sia riuscita a far arrivare gli aiuti alla popolazione della Striscia, la Flotilla ha centrato il proprio intento: spingere l’opinione pubblica a “tenere gli occhi su Gaza”. Anche chi fino a quel momento aveva scelto di distogliere lo sguardo si è ritrovato davanti alle immagini di Thiago e Saif in catene al tribunale israeliano; alle immagini di centinaia di attivisti umiliati e costretti dai soldati israeliani a mantenere la “<em>stress position</em>” – ripiegati su se stessi, con i polsi legati, strattonati e malmenati. Ha già dovuto ascoltare i primi racconti, tutti accomunati dalla stessa conclusione: ciò che hanno subito è nulla rispetto a quanto subiscono i Palestinesi, a cui il democratico Stato di Israele ha recentemente riservato un ulteriore “trattamento d’onore”: la pena di morte <em>ad populum</em>, corollario di conclamata apartheid.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra il pubblico scherno e l’ammirazione, questi uomini e queste donne, con mezzi pacifici e nonviolenti,  hanno messo i loro corpi al servizio di altri corpi: corpi offesi, stremati dalla fame, feriti, mutilati, maltrattati o ormai privi di vita. Hanno donato il proprio tempo per sensibilizzare il mondo su come scorra il tempo di un popolo sotto assedio: un tempo ritmato dal fragore delle esplosioni e degli spari, dalle corse affannose per sfuggire a droni e bombe o sottrarsi allo sguardo dei soldati; un tempo sospeso nell’attesa di qualcosa da mettere sotto i denti. Hanno prestato la propria voce a chi non ha più un luogo da cui far risuonare la propria: né una casa, né una scuola, né un’università, né un luogo di lavoro o di ritrovo. Tutto è stato raso al suolo: ciò che, un tempo, pur stretto tra muri invalicabili e un mare proibito, custodiva ancora la vita. E quella voce non può più neanche essere affidata ai giornalisti che, con coraggio e caparbietà, hanno raccontato al mondo la testimonianza di quell’orrore, prima di esserne travolti e uccisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa “gratuita e irresponsabile iniziativa”, ha invece messo a nudo la “non responsabilità” (in termini etimologici) di chi poteva e non ha fatto nulla, rilevando, al contrario, la “responsabilità”, cioè la capacità di  “risposta”, da parte di civili di ogni parte del mondo: gente comune, giovani e meno giovani, determinati nell’esprimere la propria indignazione di fronte a un genocidio, nel portare la propria solidarietà, nel risvegliare le coscienze e nel fare pressione sui governi.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a quelle immagini, qualche espressione di disappunto giunge ora da alcuni esponenti del nostro governo: vera conversione? Difficile a credersi, visto che la situazione a Gaza è vecchia di decenni ed è già esplosa da quasi tre anni. Sicuramente imbarazzo di fronte a un’opinione pubblica molto sensibile alla questione palestinese, in particolare i giovani. Sia ciò per motivi elettorali o altro, a distanza di 75.000 morti e migliaia di arrestati, si comincia, finalmente – e ancora con estrema timidezza – a parlare di interventi nei confronti di Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni esponenti dell’area progressista invocano soltanto adesso l’interruzione degli accordi e degli scambi militari e commerciali; la destra compattamente non ne fa menzione. Il tutto in un contesto europeo che, salvo rarissime eccezioni, tra cui la Spagna, continua a rimanere silente o a limitarsi a discutere di sanzioni contro singole persone: Ben Gvir o i coloni, come se non fossero essi stessi il braccio operativo dell’ideologia di Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Gaza comincia ora ad essere ‘vista’ e, assieme ad essa, quel fazzoletto di terra scientemente separato nella geografia fisica dell’area, la Cisgiordania, dove orde di coloni continuano le loro violente spedizioni sulle terre e le case palestinesi, in barba ad ogni accordo internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">È un vero punto di svolta? Forse no. È però un inizio — tardivo e insufficiente — da cui ripartire per costruire un reale cambio di rotta. Questo sarà possibile se la comunità internazionale troverà il coraggio di agire, ristabilendo il diritto e la pace e affrancandosi dal ricatto con cui Israele tiene in scacco il mondo (con gli USA).</p>
<p style="text-align: justify;">Lo si deve prima di tutto ai Palestinesi: quelli ancora in vita e quelli che non ci sono più. Lo si deve ai giovani, da entrambe le parti. Interrompere questo genocidio significa, infatti, spezzare il vortice di violenza e odio di cui anche gli stessi israeliani sono ostaggio. Giovani prestati alle azioni più ignobili, mimetizzati in quelle divise militari appesantite da armi che ne imprigionano i corpi. Senza volto, celati dietro le maschere; senza sguardo, se non quello ridotto a strumento per prendere la mira. Giovani sacrificati alla ragion di Stato, plasmati dall’ideologia e risucchiati in una spirale di crudeltà di cui non sappiamo quanto siano davvero consapevoli, fuorché apprendere di alcuni che, non sopportando il peso di tutto questo orrore, si suicidano.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo si deve a coloro che sperano oltre ogni speranza, a quegli israeliani e palestinesi che scommettono su una vita basata sulla conoscenza e il rispetto reciproco: gli uomini e le donne del villaggio di <em>Wahat al Salam/Nevè Shalom;</em> gli ex combattenti da entrambe le parti di <em>Combatants for Peace;</em> le donne israeliane di <em>Women Wage Peace </em>e le donne palestinesi di<em> Women of the Sun</em> che cercano di tessere la rete della solidarietà; i <em>Rabbis for Human rights </em>che aiutano i palestinesi dando loro protezione nelle terre oggetto delle incursioni dei coloni; tutti i disertori  di <em>Mesarvot</em> che, a costo della galera, si rifiutano di continuare ad uccidere; medici, infermieri, membri di ONG che a rischio della vita, sono sul territorio per cercare di dare aiuto e sollievo. Lo si deve a tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualunque sarà l’esito di questa guerra a senso unico, il progetto scellerato di Netanyahu sta portando a ciò che Anna Foa chiama il “suicidio” morale, politico e strategico di Israele. Forse il punto di rottura è iniziato e una crepa sta iniziando a scalfire la granitica impunità di Israele, ma sicuramente la strada è lunga: anche a occupazione conclusa, intere generazioni, da una parte e dall’altra, dovranno infatti fare i conti con il dolore e l’odio e una grossa ferita dovrà essere rimarginata nel rapporto tra Israele e i popoli del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre una rinascita della politica, ormai morta perché in mano a tecnocrati e ai diktat della grande finanza. Occorre la partecipazione attiva di cittadini e cittadine. Gli eventi hanno reso chiaro che nessuno può dire di non interessarsi alla politica, o che non è affar suo: il baratro in cui siamo piombati ha creato un movimento di massa che non va disperso: variegato, arcipelago dalle isole a volte non comunicanti, ha comunque indicato la volontà di pace e giustizia tra i popoli.</p>
<p style="text-align: justify;">La Flotilla è stata il NO al sopruso del potere e il SI’ alle popolazioni che, dovunque nel mondo, hanno diritto di vivere in pace e giustizia. Le mani alzate sono il NO alle armi. Tutto ciò non va disperso ma trasformato in azione politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre si va verso un mondo multipolare, a ciascuno di noi è richiesto di non distogliere lo sguardo e di contribuire con ciò che può e sa fare. Non tutti abbiamo il coraggio dell’impresa, ma tutti possiamo spingere i governi e le istituzioni verso un cambio di paradigma che metta al centro una politica di pace e nonviolenza cui formarsi e formare. Il tempo ci potrà dire cosa siamo stati in grado di fare per noi e le future generazioni.</p>
<p>(Fonte: <a href="https://www.pressenza.com/it/2026/05/flotilla-il-re-e-nudo/">www.pressenza.com/it/202605/flotilla-il-re-e-nudo</a> )</p>
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		<title>La speranza negata di Giovanni Farro</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 09:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kairos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LA SPERANZA NEGATA È ben scolpito nella mia memoria lo sguardo di quegli uomini, quella notte, davanti la porta della guardia medica: uno sguardo inequivocabile, disorientato, interrogativo, a tratti triste. Era lo sguardo tipico di chi capisce di trovarsi di fronte ad una realtà inaccettabile, da nascondere alla propria dignità di uomo, da rigettare, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Alan-Kurdi_bimbo-siriano-spiaggia-Bodrum.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3773" title="alan-kurdi_bimbo-siriano-spiaggia-bodrum" src="https://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Alan-Kurdi_bimbo-siriano-spiaggia-Bodrum.jpeg" alt="" width="350" height="217" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LA SPERANZA NEGATA</strong></p>
<p>È ben scolpito nella mia memoria lo sguardo di quegli uomini, quella notte, davanti la porta della guardia medica: uno sguardo inequivocabile, disorientato, interrogativo, a tratti triste. Era lo sguardo tipico di chi capisce di trovarsi di fronte ad una realtà inaccettabile, da nascondere alla propria dignità di uomo, da rigettare, da dimenticare. Lampedusa, fine anni ’90. Io, giovane medico, richiamato nel cuore della notte a confrontarmi faccia a faccia con una realtà di cui sentivo parlare da un po’: gli sbarchi dei migranti che, sempre più frequenti, giungevano dall’Africa a Lampedusa, in Italia, in Europa. Quella notte quei pescatori, reduci dalla notte di lavoro in mare, non sapendo dove altro andare, mi mostravano sgomenti quella sporta piena di resti umani “catturati” nelle reti del loro pescato, chiedendosi e chiedendomi il significato di tale orrore e come comportarsi, cosa fare….<br />
Ricordo bene tutte quelle persone in fila, uomini, donne, bambini, con i vestiti bagnati, confusi e stanchi, sotto lo sguardo vigile delle forze dell’ordine, fermi, in attesa che qualcuno decidesse cosa farne, dove mandarli, come assisterli nel frattempo…. Ricordo il freddo, la pioggia, il pianto dei bambini, gli sguardi di quegli occhi affaticati che imploravano soltanto un gesto che restituisse un senso al loro sacrificio e desse nuovo vigore alla loro speranza. E non potrò mai dimenticare quei novantadue che, stipati dentro una vecchia barca, nella notte del 31 Dicembre 1998 in pieno Mar Mediterraneo, mi guardavano, illuminati e offesi dalla luce delle torce dei militari, con quell’aria interrogativa fatta di paura e di speranza, tipica di chi non sa ancora quale destino lo attende.<br />
È una storia fatta perlopiù di sguardi quella che affolla la mia memoria quando ricordo i momenti in cui sono stato chiamato a confrontarmi con la realtà dei migranti: è lo sguardo di gratitudine di Kahlel, il professore di storia di Damasco, con i piedi arsi dalle lunghe camminate nel deserto, mentre mi manda baci dallo scompartimento di quel treno che finalmente lo avrebbe portato in Olanda; è lo sguardo felice di Moussa, appassionato di matematica, mentre riceve il nuovo libro di esercizi; è lo sguardo triste di Sayed, che mi avvolge dal dolore di quella sedia a ruote su cui è stato costretto, appena diciottenne, dopo essere stato defenestrato dagli aguzzini in Libia insieme ai suoi compagni, tutti morti, e lui, unico sopravvissuto; è lo sguardo impaurito e deluso di Ousseni prima di entrare per la terza volta in sala operatoria per quella ferita da arma da fuoco che in Libia aveva fatto esplodere il suo femore sinistro. E sono questi sguardi &#8211; di paura, di tristezza, di dolore, di gioia, di sorpresa, di gratitudine &#8211; a ritornarmi puntualmente in mente ogni volta che sono chiamato a confrontarmi con questa realtà. Sguardi che comunque, oltre la fatica, la tristezza e il dolore, mi hanno sempre comunicato una sola sensazione prevalente: quella della speranza.<br />
Dopo anni di dibattiti, di esperienze, di leggi e decreti volti a cercare di comprendere e affrontare al meglio la problematica emergente dei grandi flussi migratori che imperversano in tutto il mondo, oggi la civile, occidentale, industrializzata Italia, per motivi geografici certamente tra le terre più impegnate nella gestione del problema, emette un decreto legge sull’immigrazione (DL su sicurezza e immigrazione del 24 Febbraio 2026, n. 23, capo IV, artt. 28-32) che sostanzialmente riflette la visione politica dell’Europa e dell’Occidente sul tema: quella della contenzione e del respingimento, della difesa dei confini e delle frontiere, dei blocchi navali e delle sanzioni nei confronti delle ONG di salvataggio, della stretta sui permessi e sui ricongiungimenti familiari, dei rimpatri forzati e dei centri di detenzione. Una legge che, oltrepassando con disinvoltura lo scoglio della fatica del confronto con quegli sguardi di chi implora soltanto compassione, sostanzialmente decreta che è più facile ostacolare, non guardare, chiudere, voltandosi dall’altra parte, pagando e delegando altri a fare il lavoro sporco che noi occidentali, dall’alto della nostra storia di civiltà e diritto, non potremmo mai fare.<br />
A questo punto, si impone la necessità di fermarsi e riflettere: ma di cosa stiamo ragionando? Di merci, di materiale, di spazzatura, di zavorra, di residui da scartare ed eliminare? Oppure stiamo parlando di persone? Del loro destino, della speranza di centinaia di migliaia di uomini e donne che bussano con insistenza alle porte dell’Occidente con un unico desiderio: continuare a vivere e a sperare?<br />
Che volto si nasconde dietro queste risoluzioni, queste idee, queste leggi? È il volto morale di chi può continuare a definirsi ancora umano? Che tipo di uomo si nasconde dietro alla decisione di opporre una nave militare contro un gommone povero di carburante ma carico di fatica, di dolore, di umanità, di volontà, e sempre e comunque di speranza? E quale idea di futuro si può trovare dietro queste scelte?<br />
Soltanto una visione politica povera e miope, incantata da un’idea di presente sterile, perché sganciata dalla memoria del passato (la memoria di quando anche noi siamo stati migranti) e da una visione profetica realistica del futuro (la necessità di un’integrazione efficace ed accogliente in un’Europa che invecchia inesorabilmente) può produrre simili leggi.<br />
Ma, soprattutto, non si può non scorgere l’indifferenza e la superficialità dello sguardo, così come la scarsa capacità di umanità e di compassione nei confronti di una realtà drammatica che, al contrario, dovrebbe interpellare le nostre coscienze, attingendo alla nostra più semplice e profonda umanità e affidandoci la grande responsabilità di non negare e spegnere la speranza dell’uomo.<br />
Non si può restare indifferenti di fronte a tutto questo, non si può non sentirsi umiliati e offesi, colpiti e mortificati nella nostra dignità di uomini e donne, di persone che sanno bene di non possedere alcun diritto di disconoscere la dignità altrui negandone la speranza e, quindi, la vita. Chi avrebbe concesso a noi occidentali il diritto di considerare la terra in cui, per un caso fortunato e misterioso, siamo nati e cresciuti, come terra nostra, quasi una proprietà privata e perciò interdetta all’accoglienza e all’ingresso di altri umani che pressano alle nostre porte in cerca finalmente di uno sguardo umano e gentile che parli loro di futuro e di vita?<br />
Fermandoci a questo, ci sarebbero tutti i presupposti per disperare, per non credere più nell’uomo.<br />
Eppure, ogni volta si verifica ciò che accade da sempre nella storia del mondo, un sussulto di dignità e di umanità che infonde il giusto coraggio per la resistenza, l’opposizione, la denuncia: un gesto semplice di accoglienza ordinaria, una nave che decide con coraggio di salpare ancora per salvare più vite possibile, un vescovo che leva in alto il grido scandalizzato di una Chiesa che non ha altro annuncio da fare che quello della pietà evangelica del Dio di Gesù Cristo, uomo perfetto, straniero tra gli uomini, che ha dato e continua a dare la sua vita per la salvezza di tutti.<br />
“Guardo i volti delle persone che lottano per la propria vita e non vedo estranei” (R. Brault).<br />
Ogni uomo lotta per la propria vita e, se questa lotta è vissuta con sapiente compassione, così facendo si potrà giungere ad una consapevolezza nuova: che la lotta sia a favore non solo della vita propria, ma al contempo della vita di tutti, perché si scopre che ogni uomo lotta allo stesso modo. Questa è la verità dell&#8217;uomo: siamo tutti stranieri e ospiti in questo mondo, ma nessuno può ritenersi estraneo rispetto all&#8217;altro né ritenere l&#8217;altro estraneo.<br />
Perchè la verità è nell’incontro.<br />
L’uomo che si pone davanti a me e mi guarda provoca la mia umanità e mi interpella richiamandomi alla mia personale responsabilità. A quel punto bisogna soltanto decidere. È questo il momento favorevole in cui, in un ribaltamento di orizzonti e di attese, potremo anche sorprenderci e gioire per la nascita nei nostri cuori di un nuovo sentimento: quello di una profonda gratitudine nei confronti di ogni straniero che bussa alla nostra porta, nei confronti di tutti quegli uomini e di quelle donne, finalmente riconosciuti come fratelli e sorelle, che ripongono le loro speranze in noi affidandoci la loro stessa vita; una gratitudine vera che nasce dalla semplice constatazione che costoro ci stanno offrendo una nuova straordinaria opportunità: quella di ritornare ad essere umani.<br />
Ed ecco che allora una luce si accende ancora, che la speranza torna a vivere nei nostri cuori. Ecco che la legge oscura viene puntualmente superata e svelata nella sua disumanità da tutta quella rete di umanità, di bene e di amore che, in silenzio e sotto traccia, continua a vivere e ad operare per la vita dell’uomo, per la giustizia e per la pace, permettendo ancora una volta che la storia non si fermi, che il mondo continui ad essere, che la speranza non muoia.<br />
Ognuno è titolare di un diritto inalienabile che chiede rispetto e ascolto: la speranza.<br />
Nessuno ha il diritto di spegnere e negare la speranza altrui.<br />
Perché solo chi è capace ancora di sperare e di far sperare può dare un volto umano alle proprie scelte e un senso alla propria vita.</p>
<p style="text-align: center;">GIOVANNI FARRO</p>
<p>Palermo, 26 Febbraio 2026</p>
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		<title>Soldato di Israele di Giovanni Farro</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jun 2025 16:08:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kairos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Soldato di Israele Scrivo a te, soldato di Israele che hai coltivato la speranza in una memoria antica, che vieni dal dolore di un pregiudizio arcaico e misterioso, che hai in eredità la predilezione di un amore preveniente, che hai ricevuto il testimone della vita solidale e fraterna. Scrivo a te, soldato di Israele che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Banksy-Il-bambino-che-mette-il-fiore-nel-fucile-del-soldato4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3710" title="banksy-il-bambino-che-mette-il-fiore-nel-fucile-del-soldato" src="https://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/Banksy-Il-bambino-che-mette-il-fiore-nel-fucile-del-soldato4.jpg" alt="" width="473" height="630" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Soldato di Israele</strong></p>
<p>Scrivo a te,<br />
soldato di Israele</p>
<p>che hai coltivato la speranza<br />
in una memoria antica,</p>
<p>che vieni dal dolore<br />
di un pregiudizio arcaico<br />
e misterioso,</p>
<p>che hai in eredità<br />
la predilezione di<br />
un amore preveniente,</p>
<p>che hai ricevuto<br />
il testimone<br />
della vita solidale<br />
e fraterna.</p>
<p>Scrivo a te,<br />
soldato di Israele</p>
<p>che sai prendere bene la mira<br />
e centrare in pieno la speranza del mondo<br />
uccidendo la Promessa eterna,</p>
<p>che obbedisci al comando di sterminio<br />
e perpetui lo stesso dolore<br />
già patito dai tuoi padri,</p>
<p>che abbandoni lo “Shemà”<br />
dimenticando di ascoltare Dio<br />
e perseguiti chi crede ancora che<br />
“salvando una vita si salva il mondo intero”,</p>
<p>che hai gettato via quel testimone<br />
e trasformi la tua stessa vita<br />
in un inferno di odio e solitudine.</p>
<p>Scrivo a te,<br />
soldato di Israele</p>
<p>nella speranza che<br />
davanti al bimbo del “nemico”<br />
possa ricordarti di quando eri tu un bimbo,</p>
<p>nella fiducia che<br />
la memoria dell’indicibile<br />
sofferenza dei tuoi padri<br />
risvegli il tuo cuore<br />
durante l’esecuzione<br />
del perfetto genocidio,</p>
<p>nel desiderio che<br />
la tua anima non cada<br />
nelle fiamme di una colpa<br />
troppo grande per essere vissuta</p>
<p>e che il tuo cuore sappia ascoltare<br />
il grido di dolore che sale dalla terra,</p>
<p>quella stessa terra promessa<br />
che da troppo tempo profani<br />
con il sangue dei fratelli.</p>
<p>Oggi scrivo proprio a te,<br />
soldato di Israele</p>
<p>con il cuore gonfio di dolore<br />
per dirti di gettare l’arma<br />
e, in un ultimo sussulto di umanità,<br />
di riconoscerti uomo negli occhi del fratello,</p>
<p>nella denuncia della criminale tirannia<br />
di ritornare a casa<br />
nella verità della pace<br />
per ritrovare la tua dignità di uomo tra gli uomini,<br />
di figlio amato dal Signore.</p>
<p>Ricorda,<br />
soldato di Israele,<br />
e ascolta ancora<br />
“Adonai Eloheinu, Adonai Echad”<br />
e tu lo amerai con tutto te stesso….</p>
<p>Oggi scrivo proprio a te,<br />
soldato di Israele</p>
<p>perché tenace è la mia speranza,<br />
non vuole morire la mia speranza</p>
<p>perché è la stessa speranza<br />
del nostro unico Signore</p>
<p>il Dio dei nostri padri<br />
il Dio della vita.</p>
<p>Giugno 2025<br />
Giovanni Farro</p>
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		<title>Appuntamenti e incontri 2019-20</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 09:28:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kairos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/lectio-e-domenica-parola-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2495" title="lectio-e-domenica-parola-1" src="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/lectio-e-domenica-parola-1.jpg" alt="" width="1654" height="2339" /></a><br />
<a href="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/natale-e-pasqua-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2496" title="natale-e-pasqua-1" src="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/natale-e-pasqua-1.jpg" alt="" width="1654" height="2339" /></a><br />
<a href="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/vespri-e-ritiri-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2497" title="vespri-e-ritiri-1" src="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/vespri-e-ritiri-1.jpg" alt="" width="1654" height="2339" /></a></p>
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		<item>
		<title>17-18 ottobre 2017 Don Milani cristiano ed educatore</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Oct 2017 09:54:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kairos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Don Milani, ad ormai 50 anni dalla sua morte, è una figura che è stata restituita alla sua vera luce. Le polemiche, anche aspre e da parte di importanti esponenti della Chiesa dei suoi tempi, che hanno accompagnato la sua vita sono ormai recuperate dalla visita che Papa Francesco ha voluto svolgere a Barbiana. Don [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/don-milani_ragazzi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1639" title="don-milani_ragazzi" src="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/don-milani_ragazzi.jpg" alt="" width="401" height="237" /></a></p>
<p>Don Milani, ad ormai 50 anni dalla sua morte, è una figura che è stata restituita alla sua vera luce. Le polemiche, anche aspre e da parte di importanti esponenti della Chiesa dei suoi tempi, che hanno accompagnato la sua vita sono ormai recuperate dalla visita che Papa Francesco ha voluto svolgere a Barbiana. Don Milani è stato chiaramente indicato come modello di cristiano e di presbitero. Anche dal punto di vista pedagogico e didattico le sue intuizioni risultano ancora attuali e stimolanti. Volerlo ricordare, allora, non è solo una doverosa operazione di memoria che ripara ai fraintendimenti e alle volute incomprensioni polemiche del passato, ma è riflessione sul nostro oggi: su cosa significhi essere cristiano ed educatore.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>CHIESA</strong><strong> S. MARIA DELLA CATENA</strong></p>
<h3 style="text-align: center;"><em>Don Milani cristiano ed educatore</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>TAVOLA ROTONDA di MARTEDI&#8217; 17  OTTOBRE 2017, h. 17</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong><strong>prof. <em>Sergio Tanzarella</em> (storico della Chiesa)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>              prof. <em>Francesco Michele Stabile</em> (storico della chiesa) </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong><strong>    prof. <em>Francesco Conigliaro</em> (teologo dogmatico)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>TAVOLA ROTONDA di MERCOLEDI&#8217; 18 OTTOBRE 2017, h. 17</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong><strong>prof. <em>Sergio Tanzarella</em> (storico della Chiesa) </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong><strong>               prof.ssa <em>Luisa Amenta</em> (docente di linguistica italiana) </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong><strong>                  prof. <em>Maurizio Padovano</em> (docente di letteratura italiana)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong><br />
L&#8217;incontro è organizzato dalla <em>Comunità Kairòs</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il discernimento spirituale 24-25 maggio 2017</title>
		<link>https://www.comunitakairos.it/il-discernimento-spirituale-24-25-maggio-2017/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-discernimento-spirituale-24-25-maggio-2017</link>
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		<pubDate>Thu, 11 May 2017 09:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kairos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[ La parola “discernimento” ha sempre avuto un suo ruolo ben preciso all’interno della Chiesa. Oggi più che mai, sicuramente per la presenza del primo Papa gesuita, il discernimento sta assumendo un campo sempre più vasto. Risulta così necessario svolgere veri e propri focus su alcuni aspetti del discernimento per poter dare precise indicazioni operative. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/pensatore-rodin.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1603" title="pensatore-rodin" src="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/pensatore-rodin.jpg" alt="" width="352" height="234" /></a></p>
<div align="justify">
<p> La parola “discernimento” ha sempre avuto un suo ruolo ben preciso all’interno della Chiesa. Oggi più che mai, sicuramente per la presenza del primo Papa gesuita, il discernimento sta assumendo un campo sempre più vasto.</p>
<p>Risulta così necessario svolgere veri e propri <em>focus</em> su alcuni aspetti del discernimento per poter dare precise indicazioni operative.</p>
<p>Non solo, vanno con altrettanta chiarezza messe a fuoco le due derive che ancora Papa Francesco ha più volte sottolineate: il pelagianesimo e lo gnosticismo</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p style="text-align: center;"><strong>CHIESA</strong><strong> S. MARIA DELLA CATENA</strong></p>
<h3 style="text-align: center;"><em>Il discernimento spirituale</em><strong></strong></h3>
<p style="text-align: center;"><em></em><br />
Relatore: Sabino Chialà &#8211; Monaco di Bose<br />
esperto della spiritualità dei Padri del deserto e, in particolare, dei Padri siriaci</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong>MERCOLEDI&#8217; 24 MAGGIO 2017, h. 17,30: Il discernimento spirituale</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>GIOVEDI&#8217; 25 MAGGIO 2017, h. 17,</strong>30: <strong>Le derive del pelagianesimo e dello gnosticismo</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong><br />
L&#8217;incontro è organizzato dalla <em>Comunità Kairòs</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>6 aprile h. 21 André Wénin a S. M. della Catena</title>
		<link>https://www.comunitakairos.it/6-aprile-h-21-andre-wenin-a-s-m-della-catena/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=6-aprile-h-21-andre-wenin-a-s-m-della-catena</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Mar 2017 15:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kairos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Nella storia biblica di Abramo, fatta di tanti racconti a prima vista slegati l’uno dall’altro, è possibile rintracciare una linea unitaria nella relazione che YHWH cerca con Abramo e per Abramo con tutti i popoli. Si tratta di una relazione forte e significativa, che attraversa le diverse fasi di ogni relazione interpersonale, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/abramo-koder-intero.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1578" title="abramo-koder-intero" src="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/abramo-koder-intero.jpg" alt="" width="203" height="285" /></a><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div align="justify">Nella storia biblica di Abramo, fatta di tanti racconti a prima vista slegati l’uno dall’altro, è possibile rintracciare una linea unitaria nella relazione che YHWH cerca con Abramo e per Abramo con tutti i popoli. Si tratta di una relazione forte e significativa, che attraversa le diverse fasi di ogni relazione interpersonale, che tende a far sì che l’uomo diventi partner della benedizione di Dio.<br />
E così questa relazione assume un carattere di alleanza con una forte caratura educativa. L’uomo è educato da Dio perché passi da atteggiamenti di paura e di cupidigia ad atteggiamenti di spogliazione di se stesso e dai suoi legami per il raggiungimento di una vera libertà.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>PRESENTAZIONE DEL LIBRO</strong><br />
<em>Abramo e l&#8217;educazione divina.</em><br />
<em> Lettura narrativa e antropologica della Genesi II Gen. 11,27-25,18</em></p>
<p style="text-align: center;"><em></em><br />
di <strong>don André Wénin</strong><br />
docente di esegesi dell&#8217;Antico Testamento<br />
all&#8217;Università Cattolica Lovain-la Neuve</p>
<p style="text-align: center;">Intervista l&#8217;autore: <strong>don Carmelo Torcivia</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>GIOVEDI 6 APRILE 2017, h. 21,00</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong><br />
L&#8217;incontro è organizzato dalla <em>Comunità Kairòs</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La domenica della Parola. Le beatitudini</title>
		<link>https://www.comunitakairos.it/la-domenica-della-parola-le-beatitudini/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-domenica-della-parola-le-beatitudini</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 10:36:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kairos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Beati è più che felici, il suo significato è diverso, ma ricomprende quello di felicità. Le beatitudini sovvertono ogni criterio di buon senso, sono parole paradossali che possono essere comprese solo alla luce della Pasqua. In ebraico il termine è reso con ashrè che significa &#8220;andare avanti&#8221;, essere nella giusta direzione e in greco makàroi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/munch-the-sun1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-1566" title="munch-the-sun" src="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/munch-the-sun1.png" alt="" width="425" height="247" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><em>Beati</em> è più che felici, il suo significato è diverso, ma ricomprende quello di felicità. Le beatitudini sovvertono ogni criterio di buon senso, sono parole paradossali che possono essere comprese solo alla luce della Pasqua. In ebraico il termine è reso con <em>ashrè</em> che significa &#8220;andare avanti&#8221;, essere nella giusta direzione e in greco <em>makàroi</em>, imparentato con <em>kairòs</em>, esprime la capacità di accogliere un&#8217;occasione da Dio. Le beatitudini ci chiedono di vivere in pienezza e di persistere, nella consapevolezza che donarsi agli altri è la vera felicità.</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>La domenica della Parola </strong></p>
<p style="text-align: center;">16 ottobre 2016: don Carmelo Torcivia, Beati i poveri</p>
<p style="text-align: center;">13 novembre 2016: Luisa Amenta, Beati gli afflitti</p>
<p style="text-align: center;">11 dicembre 2016: Giovanni Farro, <a href="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/Beati-i-miti.pdf">beati-i-miti</a></p>
<p style="text-align: center;">22 gennaio 2017: Simona Conigliaro, Beato chi ha fame e sete della giustizia</p>
<p style="text-align: center;">5 febbraio 2017: Raffaela Brignola, Beati i misericordiosi</p>
<p style="text-align: center;">26 febbraio 2017: Monica Guccione, <a href="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/BEATI-I-PURI-DI-CUORE1.pdf">beati-i-puri-di-cuore</a></p>
<p style="text-align: center;">19 marzo 2017: Alessandra Colonna Romano, <a href="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/beati-gli-operatori-di-pace.pdf">beati-gli-operatori-di-pace</a></p>
<p style="text-align: center;">7 maggio 2017: don Carmelo Torcivia, Beati voi quando sarete perseguitati per causa mia</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>esercizi spirituali 10-12 aprile h 19</title>
		<link>https://www.comunitakairos.it/esercizi-spirituali-10-12-aprile-h-19/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=esercizi-spirituali-10-12-aprile-h-19</link>
		<comments>https://www.comunitakairos.it/esercizi-spirituali-10-12-aprile-h-19/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2017 16:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kairos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunitakairos.it/?p=1539</guid>
		<description><![CDATA[Care sorelle e cari fratelli, la prima domenica di quaresima siamo stati in ascolto del Vangelo che ci raccontava le tentazioni che ha subito Gesù, secondo Matteo. Nelle tre tentazioni, alla luce delle risposte di Gesù, abbiamo individuato tre problemi: 1) fidarsi di Dio significa cibarsi della sua Parola; 2) bisogna stare attenti a non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/icona_trinità_rublev2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1544" title="icona_trinita_rublev" src="http://www.comunitakairos.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/icona_trinità_rublev2.jpg" alt="" width="327" height="218" /></a></p>
<p>Care sorelle e cari fratelli,</p>
<p>la prima domenica di quaresima siamo stati in ascolto del Vangelo che ci raccontava le tentazioni che ha subito Gesù, secondo Matteo. Nelle tre tentazioni, alla luce delle risposte di Gesù, abbiamo individuato tre problemi: 1) fidarsi di Dio significa cibarsi della sua Parola; 2) bisogna stare attenti a non costruirsi falsi volti di Dio; 3) occorre tenere fissa la barra del timone verso il monoteismo (per i cristiani trinitario).</p>
<p>Ho pensato che potrebbe essere una buona idea riprendere questi temi alla fine della quaresima in modo di dare unità alla stessa quaresima e di aiutare il cammino spirituale di ciascuno di noi. Pertanto i temi che quest&#8217;anno affronterò nei tradizionali esercizi spirituali, che svolgo a S. Maria della Catena dal 10 al 12 aprile p.v. alle ore 19.00, sono:</p>
<p>1) avere fiducia in Dio è avere fiducia nella sua Parola</p>
<p>2) il volto di Dio è il suo Figlio Gesù ed è critica ad ogni altro volto deforme di Dio</p>
<p>3) la tensione verso il monoteismo trinitario ci orienta verso il Dio di Gesù Cristo e ci aiuta a fare unità nella nostra vita.</p>
<p>Buona quaresima a tutti e soprattutto buon impegno spirituale a vincere – nello Spirito Santo di Dio – le tentazioni che vanno contro Dio.<br />
Con affetto,<br />
Carmelo Torcivia<br />
<span style="font-family: Calibri; font-size: small;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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